22/12/11

Deixa a Nêga em Paz (Lascia in pace la negra)




La bambola di Deixa a Nêga em Paz . 

Foto: Mara Bertalh

Dal sitowww.cachuera.org.br/
Valquiria Rosa

Con Maria siamo stati invitati ad assistere alla "prima" sperimentale di uno spettacolo di cabaret (forma di spettacolo che combina teatro canzone, commedia e danza) di Valquiria Rosa. Il titolo del tema della serata era Deixa a Nêga em Paz (Lascia in pace la negra).
E' stata una performance dedicata a tutti gli stereotipi utilizzati dalla musica popolare brasiliana sulla donna negra. E Valquiria, nel suo monologo "tosto", ironico e graffiante, si esibisce e dialoga con la sua "spalla" ideale: una bambolona nera silenziosa, ingenua, vestita a festa, pronta a ballare scioccamente su ogni tipo di problema che la coinvolge rappresentando diligentemente il ruolo dell'ignoranza fatalista.
Valquiria canta con la sua bella voce piena, balla, e si accompagna con pandeiro e Tumba e ci guida in un percorso che affronta molti temi, dalla esistenza allo sfruttamento, dall'emarginazione all'esclusione culturalmente pilotata di una donna costretta a sua insaputa alla stupidità.
Lo spettacolo è bello, ha ritmo, è divertente e coinvolge, e meriterebbe platee più vaste, perché, come si dice in Italia "la madre dell'emarginazione subdola, falsamente innocente, ma che fa vittime su vittime, è sempre incinta".
Abbiamo visto Valquiria contenta del suo show, e l'abbiamo vista soprattutto convinta e fiera di essere riuscita, col suo spettacolo, a scostare il coperchio dalla pentola di un tema sociale che adora restare insidiosamente nascosto fra le pieghe della vita quotidiana di tutte le donne.
Vai, Valquiria, questo mondo ha sempre bisogno di voci come la tua!
Allo spettacolo hanno partecipato: al piano, al flauto, alle percussioni e alla direzione musicale il bravo Lincoln Antonio,  e al cavaquinho Lello Di Sarno, al quale debbo i miei ringraziamenti per l'inaspettato invito trasformatosi in una immensa sorpresa.

21/12/11

I TESORI D'ARTE D'ITALIA




Ciao a tutti, torno a scrivere sul blog dopo un po' di tempo. E lo faccio, perché fiero e felice di ciò che è entrato in mio possesso. Si tratta di un libro, anzi, di un "librone", bellissimo, integro, un'altra grande opera d'arte dell'editoria.
Il volume s'intitola I TESORI D'ARTE D'ITALIA - Milano - Fratelli Treves Editori. L'opera, curata da Carlo De Lutzow, porta la data del 1886.

Le caratteristiche techiche sono: dimensioni cm.39,2x28. Pg.544. Legature editoriali in tela rossa con titoli e ricche impressioni decorative. Titoli e filetti in oro ai dorsi a quattro nervature. Fogli di guardia in percallino. Invece, la parte artistica è composta di 51 incisioni all'acquaforte fuori testo, opera di F.Bottcher, J.Groh, L.H.Fischer, P.Halm, R.Hoch, Wilhelm Krauskopf, L.Kuhn, D.Raab, K.De Siegl, William Unger, Wilhelm Wornle e 354 xilografie nel testo, eseguite da Carlo Bender, G.Frank, L.H.Fischer, J.De Grienberger, J.Groh, A.Langhammer, K.Mayreder, A.De Schrotter, K.De Siegl, G.Sturm, W.Unger, etc.


Prendo le informazioni che seguono dal sito freebooksread.finecrypt.net:
"Quest'opera di gran lusso esce contemporaneamente a Stuttgard, a Parigi e a Milano. L'autore è uno dei più illustri storici e critici d'arte, e gode una reputazione europea. Nella sua nuova opera, egli non segue l'andamento delle epoche storiche, ma si conforma alla geniale varietà dei viaggi artistici. Si va da Venezia a Treviso, a Padova, a Verona, a Milano, a Torino, si passa per l'Emilia a Bologna, a Ravenna. Si gira tutta la Toscana e tutta l'Umbria, si fa una lunga fermata a Roma, e percorso tutto il Napoletano, da Napoli per Trani e Bari si termina in Sicilia davanti all'antica Selinunte.  Le illustrazioni sono di tre specie: le acqueforti, belle, morbide, veramente artistiche, saranno non meno di cinquanta; le incisioni in legno, di quadri, statue e monumenti, oltre a duecento; e gli ornamenti tipografici, che sono circa altre cinquanta incisioni di quadri, ornati, sculture, disegni, ecc. Pregio singolare di quest'opera artistica per eccellenza, è questo: che oltre alle riproduzioni dei più celebri capolavori, vi sono riprodotti moltissimi altri capolavori che finora non erano conosciuti dall'universale, ma restavano serbati all'ammirazione dei più intendenti dell'arte. Citiamo ad esempio, le ammirabili pitture di Tiziano nella scuola del Santo a Padova, la pala del Giorgione esistente in Castelfranco, i freschi di Onigo nel Trevigiano, l'incoronazione della Vergine del Romanino di Brescia, ecc. L'autore passando dalle capitali delle scuole italiane ai dintorni, visitando Castelfranco e Treviso, come Castiglione Olona e Pienza e Montepulciano e Monte Fiorentino, hapotuto arricchire la sua opera di tavole che invano si cercano nelle altre opere illustrative dell'arte italiana."

Così si descriveva all'epoca l'uscita dell'opera e la "locandina" affermava che:

"Quest'opera di un lusso eccezionale uscirà in 25 o 30 dispense. Ogni dispensa, oltre ai disegni nel testo, ha due incisioni all'acqua forte di eminenti artisti._
Lire TRE la dispensa.
Associazione all'opera completa: L. 75.
Per l'Estero, Franchi 90".

Insomma, adesso gustatevi le poche foto che ho fatto del librone... e vi renderete conto di cosa sono fiero...

Ah, un ultima cosa... c'è un signore che ha un sito in Inghilterra che vende, dopo aver saccheggiato un libro come questo e chissà quanti altri, alcune acqueforti al "modico" prezzo di 100 sterline l'una... eccolo qui a destra...

Buon Natale e Buon Anno a tutti.

15/09/11

Severgnini e il Corriere invitano i milanesi alla delazione


Non si finisce mai di essere sgomenti rispetto a ciò che si legge e si apprende dalle proposte di alcuni curatori di blog amplificate anche attraverso grandi strumenti di informazione quali il potente Corriere della Sera.
Assisto a tutto questo dal Brasile, terra che in questo momento mi ospita e che il fantomatico blogger conosce benissimo.
Il blogger è Beppe Severgnini.
La sua proposta è quella di far diventare delatori tutti coloro assistono alla continua lotta per la ricerca di un parcheggio a Milano e scorgono quelli che per farlo utilizzano uno di quei tanti permessi fra i quali, quelli destinati ai portatori di invalidità: (http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_settembre_15/20110915MIL06_MIL01_33-1901542749258.shtml).
L'invito è semplice: vedete un qualcuno o qualcuna parcheggiare utilizzando il permesso per gli invalidi? Click, fategli una foto e senza preoccuparvi di sapere altro, inviatela al Corrierone e al bravo Beppe... ci penseranno loro a metterli alla berlina, così, quelli, imparano a parcheggiare utilizzando un permesso qualsiasi!
Mi chiedo dove abbia trovato l'ispirazione il buon redattore Severgnini, e senza troppo cercare, mi vengono in mente nell'ordine: 1- La vita degli altri, il film dove ci hanno raccontato di come si viva in una nazione dove mezzo paese spia l'altra metà; 2- Fahrenheit 451, dove invece la delazione avviene in forma anonima attraverso apparenti e innocenti cassette delle lettere al fine di denunciare i possessori di libri. A questo punto, diventano inevitabili tutte le relazioni verso qualsiasi forma di dittatura che da sempre alimenta sé stessa proprio attraverso la paura di essere denunciati da chicchessia, ma solo perché la responsabilità sull'indicato avviene sempre senza troppi scrupoli e con un uso della giustizia e del diritto inesistenti.
Chiedo al Corriere della Sera e al collega Severgnini del perché di questa voglia di giustizia fai-da-te, quando, invece, dovremmo tutti auspicarci che le regole vengano rispettate, soprattutto perché esistono e dovrebbero funzionare i sistemi di controllo?
Per me la ricetta è la solita: se qualcosa non funziona, prendiamocela con chi non ci garantisce la buona gestione dei soldi che paghiamo per i controlli.
Oppure, collega Severgnini, perché non spiega come, ad esempio, nella città in cui sono ospitato la grande, popolatissima  e caotica Sao Paulo,  le regole per il traffico sono così severe che se per la lentezza del traffico lei invade un incrocio e il suo semaforo diventa rosso, tempo due giorni, le arriva in casa una bellissima e salatissima multa con l'aggiunta della perdita di punti sulla sua patente? E che tutto questo risulta in tempo reale sulla banca dati della Prefettura? E che non potrà mai tentare di vendere la sua auto se prima non avrà appianato tutte le sanzioni pendenti sulla sua condotta? E che se viaggia senza cintura sempre che non venga sorpreso da un vigile del traffico, ci sono eccellenti probabilità che le arrivi la foto del suo bel viso sempre dopo pochissimi giorni con tanto di pena pecuniaria?
Insomma, cari Corriere della Sera e caro Bebbe Severgnini, proviamo a indignarci perché i controlli non funzionano e non proponendo soluzioni del tipo tutti-contro-tutti.

01/08/11

9-11-2001/9-11-2011, in memory of Melissa Doi


Celebro a poco più di un mese dai dieci anni di un anniversario storico e drammatico, il famigerato 11 settembre del 2001.
E lo celebro con un po' di immagini che rimandano a quel tempo: le prime pagine di molti giornali di svariate parti del mondo.
Conservavo questo materiale in un mio vecchio cd e riguardandolo ho pensato subito alla paura, al dolore, al disorientamento, ma anche alla fredda e necessaria valutazione dei fatti, asettica dalle emozioni, che ogni giornale in frangenti come questi deve fornire a tutti coloro che sono in cerca di una ragione. La ragione, cioè la possibilità di pensare stabilendo rapporti e legami tra i concetti, di riuscire a dare un giudizio sapendo distinguere fra il vero e il falso, fra il giusto e l'ingiusto.
Riguardando oggi quelle prime pagine ho rivissuto il modo con il quale ciascuno di noi, allora, tentò un confronto sui fatti attraverso un titolo, un sommario, una foto, un editoriale. L'uomo che chiede aiuto a sé stesso (lettore-giornalista) per cercare anche solo uno spiraglio di ragione di fronte a tanto sconvolgimento e coinvolgimento emotivo.
SONO PASSATI DIECI ANNI.
E' cambiato molto il mondo da allora e molto sono cambiate anche le nostre vite.
Tento di immaginare se o come sarebbe stato diverso se ci fossero già stati gli strumenti di comunicazione libera e globale come Twitter e Facebook.
Tento di immaginare che forse molte informazioni, che per un certo movimento di interpretazione restano ancora misteriose, in alcuni fatti avrebbero potuto trovare risposte dai filmati dei possessori di cellulari provvisti di telecamere.
Insomma, tento di immaginare molte cose, anche se l'esercizio, a celebrazione di un fatto compiuto, risulta pressoché inutile.

Nel filmato montato con lo stesso materiale al termine ho inserito gli appelli drammatici di Melissa Doi, prigioniera del fumo e delle fiamme oltre l'ottantesimo piano di una delle Twin Tower e che tenta di spiegare alla donna del centralino dei vigili del fuoco che il pavimento era oramai troppo caldo per immaginare di poter aspettare oltre quei soccorsi che le promettevano imminenti: "Per favore non mi lasci, sento che sto per morire, fa molto molto molto caldo"!
Melissa Doi
Dedico a lei questo post e la clip e la data dell'11 settembre del 2011.
A Melissa, che eleggo rappresentante di tutte le vittime innocenti della follia di pochi.
Perché dieci anni dopo, il mondo è diventato più piccolo, è solo come una casa di cinque piani con tutti i servizi in comune come trasporti, economia, acqua, energia, comunicazione, cibo... E allora forse ci conviene immaginare che se qualcuno rompe l'ascensore, tutto il palazzo ne soffre.

Moltissime cose invece non sono mai cambiate, anzi, tutto sembra restato immobile. Vorrei non parlarne per rispetto a Melissa, ma qualcosa voglio ricordarla: Israele e Palestina, dieci anni, nessun passo in avanti; in alcune zone dell'Africa la fame e le guerre che tornano ciclicamente, fanno tragedie e morti come se ricalcassero la perenne, costante e drammatica migrazione degli animali del Serengeti; la politica e il governo italiano sono gli stessi di allora, come pochissimi e discussi stati possono vantare, e la povera Italia si ritrova più disoccupata, più povera, più paralizzata, più politicocentrica, più clientelistica, più corrotta, lontana oltre ogni immaginazione dai Paesi che nel 2001 la annoveravano fra le 9 potenze più industrializzate del mondo.
Ecco, dieci anni dopo quella data drammatica spero che molti oggi pensino che se il mondo è più piccolo, quindi più agile e veloce, ad amministrare ci vorrebbe sempre chi ha a cuore tutto il palazzo di cinque piani nel quale abitiamo tutti e non l'appartamentino che gli è stato assegnato pieno di suoi soprammobili preziosi. Perché questo comportamento crea molti problemi e qualche volta vittime innocenti come Melissa

27/06/11

as Roma - I giocatori più grandi di tutti i tempi

Un lavoro fatto un po' di tempo fa per il quotidiano Il Romanista nel suo periodo d'oro. Regalammo queste 30 maxi-cards con i testi curati tra gli altri dal mio caro collega e amico che non c'è più: Francesco Campanella. Dedico questo post a lui e alla grande passione che aveva per la squadra più amata dai romani. Ciao Francesco, non ti dimenticherò mai.

20/06/11

Adotta un libro antico

Un libro è un prodotto incredibile che poggia su due aspetti fondamentali:
1- amplificatore delle idee e testimone perenne per l'evoluzione della nostra crescita filosofica;
2- stampabile, trasportabile, divulgabile, tramandabile, ereditabile.
Quanti begli aggettivi e per ciascuno di loro porto una gigantesca attrazione che va ben al di là del fatto che il prodotto stampato è stato da sempre parte della mia professione.
Ma cosa è la stampa, che significa e qual è la sua forza?
Associamo per lo più questa parola al giornalismo, ma pochi la riconducono a stampo, cioè a ciò che viene riprodotto attraverso una matrice, stampo, appunto. 
Definizione della fine del XV secolo che descrive il significato di stampa: "Particolare tecnica che permette di riprodurre uno scritto, un disegno e simili, in un numero illimitato di copie uguali partendo da un'unica matrice".
In un numero illimitato di copie... 
Che bella frase! 
Provo a fare un esempio.
Immaginate un grande quotidiano che tira giornalmente fino a 800.000 copie e che allega a sé stesso una promozione al prezzo aggiuntivo di un euro: la promozione è da non perdere, si tratta del primo volume dei romanzi di Hemingway, 1360 pagine stampate con grande pulizia e qualità, bellissima carta, copertina nera, lucida, rigida e impressioni in oro, risguardi eleganti in cartoncino marrone, sovraccoperta in luccicante e prezioso acetato, cofanetto in cartone illustrato, in più, il tutto,  facente parte di una collana prestigiosissima. 
Adesso pensate che di quel gioiello di intramontabile letteratura e di eccellente qualità tipografica ne vengano stampati 800.000 pezzi e che come totale di pagine fa 1.088.000.000 e che il quotidiano le avesse, come credo, vendute tutte. Bene, adesso sapete che quasi in ogni casa degli italiani c'è un libro di Hemingway  e che, adesso siete in grado di comprendere cosa è la stampa, cosa significa e qual è la sua forza.
E uno come me che ai giornali, ai libri e alle riviste ha dedicato moltissimo dei propri tempo, studio, ricerca, energie, sviluppo e consumo, non poteva non rinunciare anche e soprattutto al possesso di questi scrigni di conoscenza.
La scelta che ho fatto, anche in relazione alle mie piccolissime possibilità finanziarie è stata quella di "adottare" alcuni libri antichi, purché rispondessero a due esigenze molto personali e particolari. Prima esigenza, trovare libri che per la loro fattura sono fatti oggetto al saccheggio dei pericolosissimi venditori di stampe, quindi salvarli da quelle grinfie sconsiderate; 
seconda esigenza, da sempre ci arriva attraverso ogni supporto impresso lo stesso, incredibile, magico messaggio: aggiungiamo al lavoro, al sacrificio, alla passione e alla qualità, che non sono esclusiva di un sia pur immenso autore, la voglia irrefrenabile di fare ancora più bello quello che è già bello, perché durerà in eterno.
Eccolo, il significato del mio secondo motivo, confrontarmi con gli antichi artigiani e sentirmi un po' l'erede di tanta straordinaria, incredibile, intramontabile capacità di armonia delle forme!
Ora vi faccio l'elenco di ciò che mi fa sentire fiero di avere in adozione, alcuni piccoli "tesori" di carta:
1- Prima edizione, stampata fra il 1839 e il 1843 in 8 volumetti - The Pictorial Edition Of the Work of Shakespere - Edited by Charles Knight - così suddivisi: Tragedies 2 vol., Histories 2 vol.,  Comedies 2 vol., Life 1 vol., Supplement 1 vol. Il riferimento nel titolo al "pictorial", significa che tutta l'opera è illustrata con una quantità incredibile di incisioni, molte fuori testo.
2- Prima edizione, stampata nel 1843, un volume, due testi - Pugin's True Principles of Pointed Architecture and Revival of Christian Arquitecture. Welby Pugin è uno dei più famosi teorici di architettura vissuto in Inghilterra. Un suo grande progetto su tutti, lo sterminato palazzo di Westminster, sede del Parlamento inglese. Abbondanti incisioni dello stesso autore in cartoncino pesante con poligoni-cornice battute a rilievo.
3- Terza edizione, stampata nel 1880, due volumi - Sacra Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, Traduzione Secondo la Vulgata di Monssignore Antonio Martini, Arcivescovo di Firenze, disegni di Gustave Dorè, fregi di Enrico Giacomelli. F.lli Treves Editori
4- Stampato a Torino da C. Crudo & C. nei primi del '900 un volume-cartella - Achille Ventura, Particolari di Architettura Classica, Greca, Romana, Bizantino-Lombarda, Gotica, Cinquecento, Seicento, Settecento, in totale 91 tavole formato 34 cm x 48 cm.
5- Stampato nel 1930 - The disputed Revels accounts, reproduced in collotype facsimile with a paper read before the Shakespeare Association by Printed for the Shakespeare Association at the Oxford University Press in[London] - Curioso libro di solo 16 pagine di testo più altre 26 di riproduzioni litografiche e molte pagine bianche per mantenere il volume con un dorso degno di un volume.


Chiudo questo post con un appello.
Comprate un bel libro antico, meglio ancora se ben illustrato di incisioni, liberatelo dalla polvere delle librerie e portatelo a casa, proteggetelo, amatelo, siatene gelosi, poi, ogni tanto guardatelo, apritelo e fatelo respirare e mentre sfogliate con delicatezza quel monumento al pensiero e alle fatiche dell'uomo,  immaginatevi fortunati possessori e custodi di un piccolo tesoro che non verrà mai dimenticato.
Grazie.

14/06/11

Referendum 2011: gli abbiamo fatto un quorum così!

Referendum 2011,  io, insieme a 25.500.000 altri cittadini abbiamo votato e vinto!
Per carità, siamo contenti quando le nostre scelte vengono premiate e siamo talmente felici che  “bagnarci” di ogni goccia della grande cascata di dichiarazioni che ci cade addossso ci rende felici oltremodo, ma permettetemi ancora qualche considerazione sul voto cha ci ha fatto pronunciare su questioni che riguardano il nostro presente e il nostro futuro.
Sono stato partecipe, testimone, finanziatore e vincitore di quattro altri importanti Referendum che sono lì, come parte fondamentale della storia democratica del nostro amato e grande Paese: Aborto, Divorzio, Nucleare e Finanziamento pubblico ai partiti. E sul nucleare, siccome a qualcuno non era bastato il mio primo categorico NO, a lui, ho dovuto ribadire di nuovo e con forza come la penso, pagando ancora una volta di tasca mia.
Ma questa volta, a differenza delle altre, quando sono entrato nel seggio, ho sentito che c’era qualcosa di diverso. Provo a raccontarvelo:
1 - I COMPONENTI IL MIO SEGGIO 
Al mio seggio erano in tre, un ragazzo di 23 anni, una ragazza di 20 e un signore presumo della mia età.  L'ora, quasi le 14:00 di domenica e in tutto, come presenze, facevamo quattro. I due ragazzi erano al tavolo del riscontro dei documenti e della consegna delle schede referendarie, li saluto, mi rispondono e subito si danno da fare per mettermi in condizione di votare, non solo, ma a voto espletato ho chiesto aiuto per non sbagliare sui colori, vista la mia leggera daltonìa e immediatamente il ragazzo si alza dalla sedia e mi guida, cortese,  dal primo  all’ultimo scatolone (che caro!).  Invece il signore che per l’età sarà stato il Presidente di Seggio, era in un altro tavolinetto e un po’ annoiato scrutava il suo pc portatile, al mio saluto, non ha neanche alzato la testa, l’ha alzata solo per assistere alla scena inusuale del daltonico che chiede aiuto, ma solo per un attimo, poi è tornato a nascondersi dietro quel mini-video. Naturalmente il tutto non è mutato alla mia uscita: saluto di commiato, i ragazzi rispondono e tu, Presidente di Seggio, no.
CONSIDERAZIONI
Sì, caro Presidente di Seggio,  anche io come te ho vissuto di tante elezioni e con il passare del tempo entrambi abbiamo anche visto che per quanto ci siamo dati da fare e sperato di far cambiare questo Paese,  il nostro impegno è servito quasi a nulla. 
Ma fammiti dire due cose : intanto io, nonostante tutto, ancora credo nell’educazione e poi, quei due ragazzi e quello che avevano nei loro occhi... è troppo grande forse per te, ma non per me, ho deciso allora di dedicare il mio voto a loro due e non a te, ho cercato di consegnare la piccola forza delle mie scelte al loro futuro pieno di incognite. A te, invece, solo il mio rammarico di vederti escluso anche da un domani molto prossimo. Infine, complimenti a coloro che si sono resi responsabili di una frattura generazionale così ampia da definirla ormai insanabile. 
2 - LE SCHEDE REFERENDARIE
Mai come questa volta ho sentito vergogna nell’utilizzare una quantità di carta tale da essere sufficiente ad apparecchiare la mia tavola, ma poi per fare che? Per mettere quattro crocette su riquadri con un SÌ o un NO talmente grandi che nel gesto di doverle barrare, ho avuto l’impressione di essere tornato alla scuola elementare quando il nostro rapporto con lo spazio è ancora un mistero e ci fanno scrivere o disegnare tutto in spazi enormi. E il tempo trascorso a tracciare le due linee mi è sembrato eterno e credo lo sia sembrato a tutti, a tutti noi che scriviamo agevolmente su tastiere di computer, che mandiamo messaggi scritti o imput elettronici, con le micro interfacce dei nostri cellulari e dei nostri telecomandi.
CONSIDERAZIONI
Sono uscito chiedendomi: ma coloro che organizzano queste cose sono gli stessi ai quali abbiamo affidato l’interpretazione e la soluzione dei nostri bisogni attuali...? 
Che pena sentirsi coscienti che l’unica risposta possibile è un sì disarmante!
3 - I QUESITI
Ancora, dopo tanti anni, dobbiamo essere messi di fronte al trucchetto del Sì che vale No, ma ormai lo sanno anche i nostri animali domestici e non ci fregano più.  Allora perché non provare a cambiare?
Ma c'è una cosa che non mi va giù, che il SI sia scritto proprio così, senza accento e che, sempre alle elementari, scuola pubblica, ci hanno insegnato che se scrivo SI è pronome personale, avverbio o l’ultima delle sette note musicali, ma se voglio fare una affermazione debbo scrivere SÌ con l’accento.
CONSIDERAZIONI
L’ultima vergognosa prova di chi organizza in questo tempo la nostra vita pubblica e che  sta lavorando al ridimensionamento della scuola pubblica (sì, proprio quella che ci insegna a scrivere “Sì” in  modo esatto) per favorire l’insegnamento privato. 
A voi tutti, dico NO, ma non per dire Sì, ma per dirvi che è arrivata l’ora di togliervi di torno, perché ogni cosa che fate e decidete nel presente protegge il vostro passato e a noi italiani, invece, piace proteggere il presente pensando al futuro di quei due ragazzi.

13/06/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (17)

Nel mondo vendono due I-Pod ogni secondo, ma si vendono anche tre Barbie al secondo. Forse dovremmo spiegare meglio ai nostri nonni cos’è un MP3.
No mundo são vendidos dois I-pod a cada segundo, mas também são vendidas tres Barbies por segundo. Acho melhor a gente explicar  aos nossos avós o que é MP3

11/06/11

La vera Verò. A verdadeira Verô.

Un'immagine della vera Veronica, mia musa ispiratrice delle vignette "I quadrati di Verò": non è semplicemente perfetta della personalità che tento di dargli ogni volta?
Uma imagem da verdadeira Verônica, minha musa inspiradora dos quadrinhos “quadrados da Verô”: não tem a personalidade simplesmente perfeita da que tento dar a ela todas as vezes?

10/06/11

Lo show della Colonna Traiana

Chi ha visitato il luogo dove sorge la Colonna Traiana a Roma, si è accorto subito che tentare di avere una visione totale dell'opera è pressoché impossibile.
La colonna infatti, inaugurata nell'anno 113, è stata scolpita in un unico fregio che si avvolge a spirale dal basso verso l'alto per 23 volte e per tentare di "leggerne" la storia intera bisognerebbe girarci intorno, cosa impossibile da fare, perché la base è collocata in zona chiusa al pubblico. Quello che è visibile da relativamente vicino è inscritto in un quasi cerchio di circa 250° su 360. Insomma esiste una dannata "zona d'ombra".
In relazione a ciò, lo scultore (che per la ricchezza e la pertinenza della storia rappresentata, si ipotizza essere stato diretto testimone degli avvenimenti) ha posto le immagini o quadri in modo tale che anche soltanto con un colpo d'occhio verticale si potesse avere una sintesi appagante della cronaca delle due guerre di Adriano contro i Daci.
Nel 1673 Pietro Santi Bartoli, pittore, incisore e acquafortista e Giovanni Pietro Bellori, noto biografo di artisti del Barocco Italiano del XVII secolo, hanno dato vita alla ricostruzione illustratata dell'intera Colonna Traiana.
Il titolo originale dell’opera recita così: Colonna Traiana Eretta dal Senato e Popolo Romano all’Imperatore Traiano Augusto nel suo Foro in Roma, Scolpita con l’Historie della Guerra Dacica la Prima e la Seconda Espeditione, e Vittoria Contro Re Decebalo. Nuovamente Disegnata et Intagliata da Pietro Santi Bartoli. Con l’Espositione Latina  d’Alfonso Ciaccone. Compendiata nella Vulgare Lingua Sotto Ciascuna Immagine Accresciuta di Medaglie, Inscritioni e Trofei da Gio. Pietro Bellori.
Il risultato ottenuto è strabiliante: immaginate di assistere all'intero racconto in una sola soluzione orizzontale e che a ogni scena vi venisse descritto il significato con i particolari delle armi, le insegne di riconoscibilità dei vari reparti, le molteplici divise dei due eserciti in campo, i sacrifici di buon auspicio agli dei, le costruzioni civili e militari messe in opera per la guerra, gli approvvigionamenti delle scorte per uomini e animali, le battaglie, le imboscate, i trionfi, i protagonisti e tantissimo altro.
Il lavoro completo consiste di circa 120 tavole in stampa numerate e descritte per mano dello  stesso Bellori in italiano dell'epoca.
Ma adesso godetevi l'intera scena, che per motivi di leggibilità ho messo insieme come se ogni fila fosse un giro completo sulla colonna per 23 volte.
Infine una curiosità: mi è capitato di vedere che alcune stampe, apparentemente originali, ogni tanto si ha la fortuna di vederle su alcuni siti di librerie specializzate in arte antica. Inoltre se volete sapere di più, guardate questo video del professor Bianchi Bandinelli, uno che si dichiara innamorato della Colonna Traiana:
http://www.youtube.com/watch?v=eQKOsAd0gUM

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (16)

Dicono che YOU TUBE sia pieno di “spazzatura”. Controlliamo:  gattino che fa le capriole sul letto, visto 1.563.860 volte; bambino che ride a un pesce rosso, visto 875.889 volte; ragazza che imita male Madonna, visto 2.256.567 volte. A me piacciono e vedo che non sono sola.
Dizem que YOU TUBE está cheio de “lixo”. Vamos ver:  gatinho que dá cambalhota na cama, 1.563.860 visitas; bebê que ri para um peixinho vermelho, 875.889 visitas; menina que imita mal a Madonna, 2.256.567 visitas. Eu gosto e vejo que não estou sozinha.


09/06/11

Dire che è demagogia, è demagogia

Demagogia.
Mai come in questo periodo ho sentito usare questa parola così frequentemente. Soprattutto da coloro che tentano di dirci che sono a favore o no a certi quesiti referendari.
Mi chiedo quanti siano in grado di sentirsi soddisfatti  se dietro ad ogni necessità di saperne di più, tutto quello che ci arriva è l'ormai fantomatica, automatica e ridondante parolina: demagogia.
Nessuno spiega, molti parlano senza una preparazione documentabile, nessuno ci pone davanti a dati incontrovertibili, e se i dati sembrano veri, ci dicono che sono vecchi, che chi li ha resi noti è un visionario ecc... ecc...
Intanto i dibattiti si infiammano: si citano i pensieri di altri (gli esperti) senza che mai ci sia dato il piacere di ascoltare il loro diretto punto di vista, si recitano percentuali e numeri, ma quasi mai dichiarandone le fonti, ci illustrano esperienze, studi e investimenti di altri senza che sapremo mai del loro risultato finale. Insomma, una gran confusione di parole, dati e pareri e pseudo-pareri. E quando uno degli interlocutori in qualsiasi confronto sembra andare in difficoltà, ecco che arriva in tutta la sua magica prosopopea la parolina DEMAGOGIA!
E pensare che nel suo significato primario (dal greco Demos, popolo, e Ago, condurre, trascinare) "condurre il popolo" non sembra poi così negativa, ma da sempre il suo significato è: condurre o trascinare il popolo verso una fregatura, più tecnicamente, l'arte di accattivarsi il favore delle masse popolari con promesse di miglioramenti economici e sociali difficilmente realizzabili.
E allora mi viene in mente di come a volte nella nostra testa avvenga un semplice ma imprevedibile miracolo, perché se una cosa ci interessa davvero sappiamo benissimo capire senza tante parole, perché se ci parlano di acqua, per tutti noi significa ACQUA e basta, cioè semplicemente una roba necessaria e nostra. E se ci parlano di nucleare la prima cosa che ci viene in mente sono parole inquietanti come ATOMICO (la bomba), SCORIE, RADIAZIONI, CONTAMINAZIONE, MORTE.
Insomma, lasciateci votare, perché sulle nostre cose ci pensiamo, decidiamo e conduciamo da soli.
Infine, fatemi diffidare di chi ci dice che tutto è demagogia, perché, lui per primo, sta facendo demagogia

07/06/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (15)

l nostro mondo è fatto al 70 per cento di acqua. Il nostro corpo è fatto al 70 per cento di acqua. Per me esiste una relazione. E secondo te?   O nosso mundo é feito de 70% de água. O nosso corpo é feito de 70% de água. Pra mim isso tudo tem uma relação. E pra você?

05/06/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (14)

Start. Ogni volta che accendo mi connetto al movimento globale del pensiero e dell’esistenza.
Start. Toda vez que eu aperto me conecto ao movimento global do pensamento e da existência.

03/06/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (13)

Il 62 per cento della popolazione mondiale ha meno di 25 anni. Noi piccoli siamo in maggioranza. Allora lasciateci giocare in pace con il nostro futuro.
62 por cento da população mundial tem menos de 25 anos. Nós, os pequenos, somos maioria. Então, deixem-nos brincar em paz com o nosso futuro.

Jill Abramson, una signora al comando del NYT

Dopo aver già celebrato in questo blog l'incarico di Tina Brown a direttrice del settimanale americano Newsweek e dopo aver già detto che secondo me, le speranze e la dignità di questo mondo sono oggi più che mai nelle mani delle donne, ecco la notizia che anche il grande, tradizionale e influente New York Times cambia la direzione affidandola a una giornalista.
Jill Abramson, 57 anni, nata nel 1954 il 19 marzo, sarà la prima donna a dirigere il grande e autorevole giornale che così modifica una tradizione granitica che durava da 160 anni. E come per Tina, anche a lei è affidato l'arduo incarico di interpretare l'evoluzione di un prodotto che s'interroga da tempo sul proprio ruolo e futuro.

Non scriverò della sua già straordinaria carriera, quella la potete leggere ovunque, ma vi parlerò del suo viso: mi piace il viso di Jill, è un bel viso pieno di piccole certezze (che significa già tantissimo) e gli occhi, dentro i suoi occhi ci si può leggere la sufficiente preparazione all'interpretazione e alla gestione dei fatti in movimento caotico-costante e che a volte corrono e travolgono, come un tornado, i nostri tentativi a non restare disorientati.
Tantissime congratulazioni Jill, buon lavoro e viva le donne!

01/06/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (12)

C’è un libro Small is beautiful dove si legge che poche cose grandi per tutti è brutto e non va bene e l’uomo che è bello perché è piccolo, deve lavorare per costruirsi un mondo di tante cose piccole e belle. Giustissimo. Ma adesso qualcuno mi spiega perché qui a casa mia è tutto grandissimo?
Tem um livro chamado Small is beautiful, que diz que poucas coisas grandes para todos é feio e ruim e que o homem é bonito porque  é pequeno, e deve procurar fazer um mundo de coisas pequenas e bonitas. Certíssimo. Mas agora, alguém pode me explicar por que aqui na minha casa tudo é tão grande?

31/05/11

No al nucleare? Sì, non voglio!

La Germania ha annunciato che dismetterà tutte le centrali nucleari entro il 2022.
In Giappone sta nascendo forte l'opinione che se ne può fare a meno.
Gli Stati Uniti, non dicono niente, ma nel frattempo finanziano la ricerca sull'energia pulita e costruiscono gigantesche centrali a energia alternativa.
Il Governo italiano, fa uno strano accordo con la Francia e ci dice che il futuro è quello dell'energia atomica.
Sposo la decisione della Germania, perché, nel dubbio di una sicurezza che non riguarda solo le nostre generazioni ma quelle future per secoli, voglio insistere a pensare che esistano altre strade.
Decidere per il nucleare sarebbe come se un padre alcolista tramandasse geneticamente e consapevolmente lo stesso vizio e i problemi mentali, fisici ed economici che lo accompagnano, ai figli, ai nipoti e ai pronipoti per diverse centinaia di anni.
No grazie!
L'immagine che allego rappresenta un cartello con il disegno di una città vista dall'alto di notte, illuminata (eccessivamente illuminata) da energia nucleare. Bella, vivace, comunica vita intensa anche di notte, ma provate ad immaginarvi su un aereo in volo notturno a 8.000 metri di altezza, guardate in basso città come Roma, Milano, Parigi, Londra, New York o Sao Paulo, insomma qualsiasi città illuminata da energia prodotta da cose che fanno male al pianeta e a noi stessi, e poi ditevi se per quella scenografia così ad effetto, ma così impalpabile dal basso ci sia bisogno di tanti veleni. Ed ecco che se ci mettete un po' di fantasia vedrete figure, sagome, disegni di ogni tipo formarsi attraverso quei giochi di luce che state vedendo solo voi e pochi altri. Continuate a guardare, privilegiati. Qua e là, ogni tanto vedrete spuntare anche una inquietante figura di teschio!
E il cartello ammaccato, scolorito e arrugginito ci dice che quella, tanto tempo fa era una città illuminata da energia nucleare, ma che però non esiste più.

28/05/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (11)

Ho 10 amici su Facebook che hanno ciascuno altri 10 amici, che hanno ciascuno altri 10 amici, che hanno ciascuno altri 10 amici... In un attimo posso diventare amica di Mark Zuckerberg!
Tenho 10 amigos no Facebook, que têm outros 10 amigos cada um, que têm outros 10 amigos cada um, que têm outros 10 amigos cada um…Num instante posso virar amiga do Mark Zuckerberg.

27/05/11

Miei vecchi logos, studi, proposte e definitivi

Qualche vecchio lavoro recuperato negli anfratti labirintici del mio Mac, per alcuni si è trattato solo di proposte, qualche altro, con mia grande soddisfazione, è ancora in giro per il mondo

26/05/11

Etruschi: la loro arte e il messaggio perenne

Straordinari oggetti d'arte etrusca per uso quotidiano (IV e III secolo avanti Cristo).

L'uomo e gli animali come modelli di ispirazione, risolvendo così la nostra richiesta di necessario nella magìa di unire l'utile e il pratico alle armonie delle  forme e dei colori.

Guardate: 

la brocca è un' anatra, decorata con un nudo di donna fuso perfettamente nella trama ordinata della geometria delle piume; 
la coppia aggressiva di grifoni in bronzo in un design che sembra creato oggi; 
le fantasiose anfore di terracotta modellate con volti  e corpi femminili e maschili; 
l'abilità e il controllo della fusione dell'oro per costruire i preziosi monili.

Da tutte le civiltà passate ci arriva sempre lo stesso messaggio: il mondo in cui viviamo, se scrutato attentamente e riproposto con creatività e gusto artistico, è un mondo infinitamente meraviglioso!.

25/05/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (10)

Ho comprato una mucca a pois su Farmville: Sono una rivoluzionaria: ho appena contribuito all’ulteriore sviluppo della scienza del divertimento.
Comprei uma vaca com bolinhas na Farmville. Sou uma revolucionária: contribuí para melhorar o desenvolvimento da ciência da diversão.

23/05/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (8)

Hanno rubato tutti i dati di oltre 100 milioni di iscritti ai servizi Sony e Playstation Network: nomi, indirizzi, indirizzi e-mail, date di nascita, sesso, numeri di telefono, dati di accesso e password, numeri di carte di credito e di conti bancari. Adesso tutti i danneggiati  riceveranno via e-mail la stessa qualità  e quantità di dati di tutti i dirigenti Sony?
Foram roubados os dados de mais de 100 milhões de inscritos na Sony e Playstation Network: nomes, endereços, emails, data de nascimento, sexo, números de telefone, dados de acesso e senha, números do cartão de crédito e contas bancárias. Agora todos os prejudicados receberão por e-mail a mesma qualidade e quantidade de dados de todos os dirigentes da Sony?

22/05/11

Ma chi è Verò? Mas quem é a Verô?

Qualcuno mi ha chiesto come è nato il personaggio di Verò.
Verò è una bambina reale, ha un anno e dieci mesi, vive a Sao Paulo in Brasile insieme ai suoi genitori Letizia e Fabrizio e a tre gatti, Ugo, Zé e Lilì. Il suo nome esteso è Veronica, ha meravigliosi capelli abboccolati che fanno da cornice a un faccino dalle mille espressioni eloquenti e piene di curiosità. Ancora non è padrona del linguaggio dei grandi, ma nella sua "valigetta delle parole"  che si riempie ogni giorno di più, già ne esistono alcune molto chiare. Ama esibirsi comunque in lunghi monologhi con un suo curioso slang  ma dal quale si possono già immaginare e riconoscere i toni e le  cadenze dei discorsi degli adulti.
Insomma, è una bambina di questi tempi sicuramente uguale a tantissimi suoi coetanei sparsi nel mondo, ma la differenza la fa il fatto che io la conosco personalmente  e che lei conosce me.
Ci vediamo e parliamo spesso attraverso la finestra di Skype, lei dalla grande e viva città sudamericana, io dalla sonnacchiosa città eterna. 
E il vedersi, salutarsi, parlarsi, farsi ciao e scambiarsi baci con i gesti universali come tutti sappiamo fare utilizzando le mani  è cosa  molto naturale per entrambi.
Veronica è una iniziante Geek naturale, sa usare il mouse, clicca sulle cose che la interessano, guarda e ascolta con attenzione, valuta e chiude se si annoia; sa che se apre Skype può chiamare e vedere le persone; sa cosa è una macchina fotografica digitale e sa che se qualcuno scatta, poi potrà vedere il risultato sul retro della fotocamera stessa... 
Insomma, chi meglio di lei, poteva essere l'ispiratrice di una serie di vignette dedicate all'interpretazione del mondo della rete in modo disincantato e ironico? E chi meglio di lei poteva aiutarmi ad immaginare anche un mondo futuro, solo per il fatto che ora a qualsiasi cosa penso, non posso fare a meno di immaginarla come utile e interessante per il mondo che l'aspetta quando sarà grande?
Mi sento connesso a lei, mi sento come su un ponte, io che ho visto nascere e svilupparsi la rete a una estremità e lei che, nata per sentircisi dentro naturalmente, lei che contribuirà a ulteriori e inimmaginabili sviluppi, nell'altra. Quel ponte ci fa incontrare, dialogare, interpretare, crescere, ridere, sorprenderci, scoprire mille mondi nuovi insieme.
Il nome di questa serie di vignette è: I quadrati di Verò. 
La semplicità con la quale Veronica affronta quello che noi cominciamo a capire bene solo ora, mi fa immaginare a un raziocinio uguale a una figura geometrica di base, il quadrato appunto, così armonico, così lineare, così stabile, così perfetto, così chiaro e così semplice. Il quadrato è proprio come "il pensare" di quella sua meravigliosa e riccioluta testolina.


Me perguntaram como nasceu a personagem de Verô.
A Verô é uma menina real, tem um ano e dez meses, vive em S.Paulo (Brasil) junto a seus pais Leticia e Fabrizio, tem 3 gatos: Hugo, Zé e Lili.  Seu nome por inteiro é Verônica, tem  maravilhosos cabelos cacheados que emolduram um rostinho de mil expressões eloquentes e cheias de curiosidade.  Ainda não domina a linguagem dos grandes, mas no seu “cofrinho de palavras” , que se enche cada dia mais, já esistem algumas muito claras.  Mesmo assim, ela se exibe em longos monólogos, com uma “gíria” onde se imagina  e se reconhece  tons e cadências dos discursos dos adultos.  Portanto, é uma menina desses tempos, certamente igual a tantissimos seus coetâneos espalhados pelo mundo, mas a diferença é que eu a conheço e ela me conhece.
Nos vemos e nos falamos frequentemente através da janela do Skype, ela da grande e viva cidade sul-americana e eu da ensonada cidade eterna.
A gente se vê, se cumprimenta, dá tchauzinho e  manda beijos com os gestos universais que todos sabem fazer usando as mãos, e é uma coisa muito corriqueira para nós dois.
Verônica é uma iniciante geek natural, sabe usar o mouse, clica nas coisas que lhe interessam, olha e escuta com atenção, avalia e fecha se não lhe interessa; sabe que se abre o Skype pode chamar e ver as pessoas; sabe o que é uma máquina fotográfica digital e sabe que se a gente tira uma foto, depois pode ver o resultado do lado de trás da câmera…
Por tudo isso, quem melhor do que ela poderia ser a inspiradora de uma série de quadrinhos dedicados à interpretar o mundo da rede e não somente este? E quem melhor do que ela poderia me ajudar a imaginar um mundo futuro, somente pelo fato de que agora, qualquer coisa que penso, não posso deixar de imaginá-la como útil e interessante para o mundo que a espera quando será grande?
Sinto-me conectado a ela, sinto-me como em uma ponte: eu,  que vi o nascimento e desenvolvimento da rede em uma extremidade e ela, que nasceu sentindo-se dentro naturalmente, ela que contribuirá a outras inimagináveis descobertas, na outra.
Essa ponte nos faz  encontrar, dialogar, interpretar, crescer, rir, surpreender, descobrir juntos mil mundos novos.
O nome desta série de quadrinhos é Os quadrados de Verô.
A simplicidade com a qual Veronica enfrenta aquilo que nós começamos a entender somente agora, me faz imaginar um raciocínio que é igual a uma figura geométrica básica, o tal quadrado, assim harmônico, linear, estável, perfeito, claro e simples.  Exatamente como o “pensamento” daquela sua maravilhosa e encaracolada cabecinha.

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (7)


Io cerco, trovo e scarico gratis, perché sono piccola e non ho soldi ma ho tempo. Papà cerca, trova e compra con la carta di credito, perché è grande e ha i soldi ma non ha tempo
Eu procuro, acho e baixo gratis, porque sou pequena, não tenho dinheiro mas tenho tempo. O papai procura, acha e  compra com cartão de crédito, porque é grande, tem dinheiro mas não tem tempo


20/05/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (6)

Adesso c’è una APP per tutto e il mondo è diviso fra quelli che non possono fare più nulla senzae quelli che continuano a fare tutto senza. APP...ARTEID.
Agora existe uma APP pra tudo e o mundo se divide entre aqueles que não fazem nada sem e os que continuam a fazer tudo sem... APP...ARTEID.

19/05/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (5)

Qualcuno propone di assegnare il Nobel per la Pace alla Rete: Internet for Peace. Bella idea. Tifiamo tutti affinché si premino sempre tutte le paci, anche le E-Paces.
Estão propondo de dar  à Internet o Premio Nobel da Paz: Internet for Peace. Boa idéia. Torcemos para que toda paz seja sempre premiada, até a E-Peace.

18/05/11

I quadrati di Verò - Os quadrados da Verô (4)

Tintin, ciack si gira!

Un importante gruppo di produzione, un gigante della distribuzione e un bravo regista hanno deciso di dare il via al trasferimento di un personaggio dei fumetti dalla carta stampata al grande schermo dei cinema.  
Il bravo regista è nientepopodimeno Stephen Spielberg e il personaggio dei fumetti è nientepopodimeno TINTIN
Ed è bello sapere che non si tratterà di “una botta e via” ma addirittura di una trilogia, immaginando già grandi potenzialità di  qualità e di gradimento.
Il primo episodio diretto appunto da Spielberg si chiamerà  Le avventure di Tintin:  Il segreto del Liocorno (tratto dal fumetto ideato e pubblicato da Hergé -George Remì- nel 1943 col titolo Il segreto dell’Unicorno) e che sarà proiettato nei cinema italiani a ottobre e per il prossimo Natale negli Stati Uniti.  
Esistono già trailer, siti ufficiali e un po’ di materiale fotografico. 
Il secondo episodio (tratto dal fumetto del 1944,  Il Tesoro di Rackham il Rosso) invece sarà diretto da Peter Jackson, lo scapigliato e pasciuto neozelandese de Il Signore degli Anelli.  Mentre è ancora mistero assoluto sul terzo episodio.
Vedremo il simpatico reporter Tintin, il suo fedelissimo cagnolino Snowy e l’irascibile capitano Haddok in animazione digitale, in performance capture, cioè quella tecnica che memorizza i movimenti e le espressioni facciali di attori in carne ed ossa per trasferirli e dare vita ai personaggi disegnati e costruiti al computer e il tutto girato in tre dimensioni, come va di moda in questo periodo.
Insomma, l'attesa è grande anche se nel passato l'aver tentato di dare vita cinematografica ai personaggi dei fumetti non ha quasi mai prodotto un risultato apprezzabile e molti flop giacciono malinconicamente nei magazzini polverosi delle pellicole dimenticate.  
Ho sempre pensato come quasi impossibile il tentativo di far incontrare un molto REGISTA di sé stesso come un lettore di fumetti, e le mediazioni anche se affascinanti di un regista di film.
Ma di Spielberg  e del  suo sense of wonder mi fido abbastanza tanto da immaginare che  il  “MIO”  Tintin, nelle sue mani e nella sua testa, farà sicuramente una bella figura.
E infine un pensiero a tutti quei nonni, a quei papà non più giovanissimi o a quegli zii che leggevano Tintin e che accompagneranno un mare di bambini al cinema: li immagino uscire dopo la proiezione con gli occhi fieri di coloro che il digitale, la performance capture e addirittura le tre dimensioni se le facevano per proprio conto nella loro infinita e infaticabile fantasia. 
E tutti quegli occhi... come sono uguali a quelli del buon Stephen!

14/05/11

faccia velata

faccia velata, face veil by vittorioxu
faccia velata, face veil, a photo by vittorioxu on Flickr.

Una vecchia foto, il modello è Lello, l'effetto... insommma, ha un suo effetto

Saci, l'eroe birichino che ci manca

Sarebbe stato bello se nella mia infanzia di italiano avessi avuto un eroe come Saci (si legge Sasì)
Avrei sicuramente appreso da solo due cose "piccole piccole" come per esempio che nero è uguale a bianco se rapportato a uomini, donne o bambini oppure che la menomazione fisica non fa diventare chi ne è affetto, un soggetto da evitare. 
In Brasile, dove rispetto a noi in fatto di integrazione potrebbero darci lezioni infinite e dove in qualsiasi aeroporto il primo cartello che incontri è quello firmato dal "Governo Federal" e che dice: "BRASIL, UM PAIS DE TODOS", i bambini di questo Stato immenso hanno la fortuna di sognare e crescere con un piccolo birbante dispettoso: Saci Pererê.
Saci è appunto un bambino di colore, molto birichino, ha una sola gamba, fuma la pipa e indossa un berrettino rosso con poteri magici. Le storie narrano che Saci adora fare scherzi e a volte anche danni, come far sparire il cibo degli altri o spaventare i viandanti solitari e gli animali delle fattorie, insomma, uno che quando accade qualcosa per via delle nostre disattenzioni o colpe, lui ne diventa il responsabile. E ancora si dice che per catturare un Saci sia necessario costruire una trappola con un cesto e una volta catturato, senza indugiare sia importantissimo togliergli il berrettino magico, cosicché, reso il povero Pererê inoffensivo, lo si prende e lo si mette in una bottiglia che si dovrà chiudere con un tappo di sughero. Chissà se qualcuno è mai riuscito a imprigionarlo, e magari ora lo tiene nascosto in soffitta. Spero proprio di no!
In tempi di sfruttamento politico-elettorale ed economico di coloro che vengono in Italia pieni di voglia di futuro e che chiamiamo con un sillogismo perfetto EXTRACOMUNITARI, cosicché, nella nostra ignorante pseudo-superiorità ci sentiamo anche al riparo dal sentirci razzisti, mi piacerebbe che un Saci qualsiasi venisse qui a insegnarci cosa è l'impegno e punire tutti coloro che fanno cose improvvide come i nostri politici ai quali pare non freghi nulla del futuro di chiunque. E infine, magari, far resoconto delle punizioni affibbiate da Saci, sui giornali e con un linguaggio destinato ai nostri bambini e al nostro essere anche, sempre, bambini.

13/05/11

MINHA FAMÍLIA FELIZ

In questi giorni va molto di moda in Brasile applicare una serie di adesivi che si acquistano e si compongono al costo di 2 reais (circa un euro) ciascuno e che si esibiscono nella parte  posteriore della propria auto. Gli adesivi rappresentano varie figure maschili e femminili di adulti e di bambini, poi cani, gatti ecc. 
Il gioco sta nel comporre e unire tutti i componenti della propria famiglia e lo slogan, che è la vera trovata dell'operazione, recita così:  MINHA FAMÍLIA FELIZ. 
E' tutto molto semplice, dai disegni al messaggio che si vuole condividere con gli altri, ma è anche un gioco, perché si possono scegliere, fra una discreta varietà di soggetti, i nostri Avatar ideali, pronti a essere uniti e appiccicati vicini e nell’ordine che più ci piace.
Ma dov'è il segreto di questo piccolo successo?
Provo a immaginare così:
1 - IL GIOCO - è sempre invitante partecipare a un gioco e che qui oltretutto relaziona una quantità infinita di partecipanti e poi, ti fa esibire il risultato come fosse il tuo trionfo;
2 - IL SEGNO O DISEGNO - sintetico, quasi elementare diventa accessibile a ogni gusto, mente, esigenza, età;
3 - LA FAMIGLIA - è uno dei valori  in discussione oggi, per effetto della forte pressione esercitata dalla morsa consumistica, dove il vero "eroe" è l'individuo ed ecco che si scatena la nostalgica illusione di un rigurgito di quelle vecchie immagini dove immaginavamo la famiglia come "roccaforte" di sicurezza, di armonia e di rifugio;
4 - LA FELICITA' - qui tutto si espande: viene in mente a quanti e come cercano di convincerci a consumare per farci sentire nell'illusione di avere la felicità con un paio di scarpe o con un'automobile, poi quel film di Muccino "La ricerca della felicità" dove ci raccontano che forse tutto si ottiene grazie alla stabilità economica, ma, ancora, dalla filosofia alla teologia la felicità è uno stato permanente dell'animo e lo si ottiene casualmente senza cercarlo, oppure dove lo si ottiene addirittura rinunciandoci, o elargendo felicità agli altri senza preoccuparci della nostra. Insomma non voglio fare un trattato sulla felicità, perché poi dovremmo spiegare anche cosa significa  IL DIRITTO ALLA RICERCA DELLA FELICITA' sancito nella Costituzione Americana. 
Quindi torniamo ai nostri divertenti adesivi e ai messaggi che si completano attraverso l'utilizzo della parola "felice". Ci accontentiamo anche di un attimo di felicità e ciascuno di noi la intepreta come più gli piace. Dire agli altri che si è felici è già abbastanza!
E allora, dalla pura e semplice voglia di esibire il nostro nucleo familiare felice alla volontà di ribadire per protesta, per rivalsa o solo per ironia che siamo atipici (vedi famiglie separate con madri o padri coraggiosi, convivenze gay maschili o femminili, ragazze o ragazzi con più di un partner, suocere fuori o suocere dentro e poi ecc. ecc.).
Insomma il tutto esibito racconta di noi simbolicamente e sinteticamente a poco prezzo, con grande risonanza, e a scapito di una privacy che a volte rivendichiamo con forza, per gridare forte a tutti chi siamo quanti siamo e quanto siamo felici nel nostro essere normali, incazzati, orgogliosi, creativi, rari o strani. 
 Bentrovati "adesivos da minha famìlia feliz", nuovi graffiti metropolitani!

07/05/11

The Telegraph: quando la prima pagina è troppo stretta...

Il compito di un giornale, è in primo luogo quello di ordinatore di una realtà complessa e caotica (nessun altro media riesce a proporre una gerarchia riflessiva e poi chiara e ordinata dei fatti come accade in un giornale), e infatti ci affezioniamo alle testate che immaginiamo in linea con i nostri punti di vista, che ospitano firme che apprezziamo e condividiamo e infine che soddisfano anche la nostra domanda di leggibilità, forma e armonia estetica. 
Impariamo a raggiungere grazie all'abitudine, "soppesando" con le dita, le pagine di un argomento o di un settore che prima di ogni altra cosa siamo smaniosi di andare a vedere o leggere: insomma ci piace di come una redazione intera lavori per un prodotto che sentiamo nostro, perché lo condividiamo e poi addirittura, in modo libero ma anche un po' pretenzioso, arriviamo a immaginare di farne parte, tanto che se qualcosa non ci piace o ci piace molto siamo subito pronti a mandare una mail per far sapere cosa pensiamo (e ogni mail, ogni lettera o ogni fax che arriva dai lettori, in tutte le redazioni del mondo è letto con attenzione e ponderato).
Ma questo post oggi vuol parlare di scelte e in particolare di scelte che a volte, in occasione di eventi e notizie di grande eco, invece essere di aiuto alla loro interpretazione arrivano addirittura a disorientare.
LA PRIMA PAGINA DELL'EDIZIONE SETTIMANALE DEL "THE TELEGRAPH"
Il povero quotidiano aveva programmato tutto, si sposavano William e Kate, una roba che per un tabloid inglese è da ricorrenza epocale... e poi arriva la notizia della morte di Bin Laden. Riesco ad immaginare l'edizione settimanale pronta e confezionata sull'evento rosa che improvvisamente deve subire una radicale trasformazione, oltretutto con i due argomenti che sono disarmatamente respingenti. Guardate come il povero tabloid tenta di risolvere il problema: un occhiello (che è di solito la parte introduttiva di una titolazione) prova a  descriverci cosa accade sotto e recita più o meno così " Un giorno pieno di romanticismo, sfarzoso e giocoso è suggellato con un bacio", e subito la foto senza titolo e senza didascalia dei due "piccioncini reali". Direte, ma chiunque sarebbe stato in grado di riconoscere la dama vestita di bianco e il soldato colorato di rosso, giallo e blu che si baciano, e non solo, tutto il mondo dai bambini di due anni ai nonni di ottanta, sapevano che in quell'isola a nord dell'Europa c'era stato un matrimonio. Ma poi, sotto ancora, a completare visualmente quello che appare come un solo argomento, ecco il titolone di pagina che grida "Osama bin Laden è morto".
Ma caspita, sarà stato anche difficile gestire le due notizie così dissonanti fra loro, ma cosa costava rendere un po' più titolo il testo sopra la foto e spiegare che i due teneri, ricchi, e colorati bacianti anonimi avevano anche un nome?